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Perché alcuni luoghi restano indietro, e perché conta per la democrazia?

Le economie nazionali possono riprendersi senza che si riprendano anche alcuni luoghi. Il PIL di un paese torna a crescere, la disoccupazione scende e i titoli dei giornali passano ad altro. Ma alcune regioni continuano a scivolare sempre più indietro, sia rispetto al resto del paese sia rispetto a ciò che erano.

Il mio dottorato all’ISCTE si chiede che cosa faccia questo «restare indietro» alle istituzioni che tengono insieme una democrazia.

Una catena causale, non un’intuizione

È facile raccontare una storia che collega le difficoltà economiche al malcontento politico. Più difficile è dimostrarlo, e stabilire quali pressioni economiche contano, come si trasmettono nella vita delle persone e che cosa può interromperle.

Il progetto mette alla prova una catena precisa:

  1. Shock strutturali. Le regioni sono colpite dalla concorrenza commerciale globale, dai picchi dei prezzi dell’energia e dalle pressioni sull’accessibilità abitativa.
  2. Declino relativo. Alcune regioni sono colpite più di altre a causa delle industrie, dei fabbisogni energetici e dei mercati immobiliari che già avevano.
  3. Insicurezza economica. Un declino persistente cambia ciò che le persone si aspettano in termini di lavoro, redditi e tenore di vita.
  4. Instabilità istituzionale. Questo si traduce in risultati misurabili: meno fiducia, minore affluenza, elezioni più volatili e maggiore sostegno ai partiti non tradizionali.

In tutto il progetto mi chiedo se le politiche pubbliche, come i trasferimenti sociali, i sussidi di disoccupazione e le politiche attive del lavoro, possano indebolire questa catena.

Misurare il «restare indietro»

I tassi di disoccupazione non raccontano tutta la storia. Una regione può avere una disoccupazione nella media e, allo stesso tempo, perdere terreno su salari, disoccupazione di lunga durata e costo della casa. Per questo, parte del progetto consiste nel costruire una nuova misura, l’Indice di stress economico regionale relativo (RRESI), che segue la divergenza persistente rispetto alle tendenze nazionali e alla storia di ciascuna regione.

La domanda chiave non è se le istituzioni contino, ma come gli shock distributivi si trasformino in rischi per la stabilità istituzionale.

Perché questi quattro paesi?

Portogallo, Italia, Grecia e Francia condividono l’euro e i suoi vincoli. Differiscono molto nel modo in cui le loro regioni si sono adattate, il che li rende un buon terreno di confronto. I dati coprono il periodo 1995–2025 a livello regionale (NUTS 2) e sono collegati a dati di indagine su ciò che le persone provano davvero.

Perché mi sta a cuore

Ho passato anni nell’amministrazione locale in Galles a preparare bilanci per comunità che spesso si sentivano lasciate indietro. Ho visto da vicino come i cambiamenti economici plasmino la fiducia nelle istituzioni. Questa ricerca è il mio tentativo di misurare questo rapporto con rigore.

Scriverò qui man mano che il progetto avanza. Se lavori su temi affini, scrivimi.